Negli anni, ho speso un considerevole numero di ore suGears of War, uno dei giochi più influenti del genere sparatutto. In un lungo saggio, Prismo mi ha dato la possibilità di fare i conti con uno dei giochi più importanti della mia vita.

Gears of War 4

Per me come per tanti altri videogiocatori di tutto il mondo, Gears of War ha rappresentato uno dei giochi più importanti. Questo sparatutto in terza persona non ha avuto solo il merito di creare un'esperienza di gioco coinvolgente e originale, ma ha gettato le basi per un mondo di finzione vasto e incredibilmente complesso.

Nelle vesti di Costanzo Colombo Reiser, prode caporedattore area gaming, Prismo mi ha dato la possibilità di fare i conti con questo piccolo grande pezzo della mia esistenza.

Perché a differenza di altri titoli del genere, e a dispetto della prima impressione, quello di Gears of War è un universo narrativo profondo e complesso. Un universo su cui i creatori del gioco hanno ricamato una profonda meditazione sul tema della "morte del padre", che cuce insieme tutti i capitoli della saga targata Epic Games.

Voler a tutti i costi trovare paralleli tra un’opera e la biografia del suo autore non è una pratica critica particolarmente corretta, eppure non si può non notare come la morte del padre sia uno dei binari su cui scorre l’intera narrativa di Gears of War. Una scomparsa, quella del padre, che viene raccontata sia nelle strutture simboliche su cui si regge la società (il collasso della patria, la fuga/abbandono/morte del padre politico) sia in quelle che regolano i rapporti umani.