Può un'app renderci più sicuri? E a quale costo? Su Motherboard Italia mi immergo nelle acque della disintermediazione, a caccia deo paradossi della sorveglianza anonima.

I paradossi della sorveglianza anonima

Il mindset tecnottimista ha elevato la disintermediazione a pardigma contemporaneo dell'innovazione. Sono così fiorite app e tecnologie che si propongono di destituire i vecchi gatekeeper in quasi ogni aspetto della nostra vita.

La sicurezza non fa eccezione; e così proliferano app che dichiarano di contribuire a combattere crimine e degrado. Ma quali rischi e paradossi si devono affrontare quando ci si propone di disintermediare la sicurezza?

Sulla versione italiana di Motherboard, il magazine tecnologico di Vice, ho provato a rispondere a questa domanda partendo da alcune problematiche poste da Shelly, un'app per la sicurezza sviluppata in Alto Adige.

Come in altri casi, la ricerca di una soluzione tecnologica ai problemi sociali non sembra riuscire ad andare mai oltre alla cornice di riferimento per offrire una soluzione che non sia già implicata nelle premesse del problema stesso, attivando così un circuito di problem closure—ovvero l’abitudine mentale definita dai sociologi che impedisce di cercare le soluzioni di un problema al di fuori dei paradigmi posti dal problema stesso.