Sedici anni dopo il Cluetrain Manifesto David Weinberger e Doc Searls pubblicano 121 nuove tesi per il futuro della rete.

New Clues

È il 1999 quando David Weinberger, Doc Searls, Rick Levine e Christopher Locke pubblicano per la prima volta le 95 tesi che compongono il loro Cluetrain Manifesto. L'anno 2000 è alle porte e qualcuno ancora teme per gli effetti, prossimi a venire, del millennium bug. La Dot-com Bubble scoppierà di lì a pochi mesi e anche se nessuno se lo aspetta, l'11 Settembre fa capolino da dietro un angolo.

Ma di tutti questi avvenimenti, i quattro non hanno ancora sentore. Le 95 tesi, che richiamano apertamente quelle raccolte da Martin Lutero nella sua Disputatio pro declaratione virtutis indulgentiarum, affissa il 31 Ottobre del 1517 al portone della chiesa del castello di Wittemberg, affrontano il nodo del rapporto tra i mercati e le persone in Rete.

La prima e la più celebre di queste tesi afferma che

Markets are conversations.

Ovvero che i mercati sono conversazioni e siccome le conversazioni sono prerogativa degli esserei umani:

Markets consist of human beings, not demographic sectors.

Lo scopo del manifesto è di indicare con chiarezza chi sono gli attori protagonisti della Rete e del suo sviluppo, in una parola: le persone. I mercati online che le aziende cercano di conquistare, con l'antiquato lessico bellicoso del marketing, non sono altro che le singole persone connesse in un'infrastruttura il cui libero accesso consente lo scambio di pacchetti d'informazione da persona a persona attraverso precisi protocolli informatici.

All'interno di questa rete i linguaggi si evolvono. Le conversazioni avengono con un tono umano, orizzontalmente, seguendo la logica delle connessioni che attraversano i nodi. Dall'atteggiamento di passiva accettazione della comunicazione tradizionale, si stava passando a un atteggiamento di partecipazione attiva ai processi di costruzione dell'informazione.

La forza delle tesi di Weinberger, Searls, Levine e Locke stava innanzitutto nell'atteggiamento eretico che riportava le persone al centro del dibattito, sottraendolo alle secche della comunicazione corporate. In secondo luogo nel loro ragionamento possiamo scorgere, a posteriori, una capacità di anticipazione realmente profetica.

L'enfasi posta sul ruolo delle conversazioni come centro della cultura e dell'esperienza digitale ritorna oggi nell'importanza che i social network si sono guadagnati nell'ecosistema digitale. La gestione delle nostre conversazioni rappresenta infatti la principale forma di mediazione della nostra esperienza in Rete e, per molti utenti, anche l'unica forma con cui sono presenti.

I New Clues raccontano uno scenario profondamente mutatto rispetto al precedente Cluetrain Manifesto

Sedici anni dopo il Clutrain Manifesto, al cospetto di uno scenario profondamente mutato, Weinberger e Searls sono tornati con 121 nuove tesi per il futuro della Rete, i cosiddetti New Clues.

Questo lasso di tempo, oltre allo scoppio delle Dot-com e all'11 Settembre, è stato caratterizzato da altri eventi di capitale importanza. La guerra al terrorismo apertasi dopo l'attentato alle Torri Gemelle e chiusasi con l'assassinio di Osama Bin Laden e la fine della missione ISAF in Afghanistan ha eroso in pochi anni il nostro concetto di privacy. Lo scandalo delle intercettazioni illegali della NSA sta lì a dimostrarlo.

Allo stesso modo, è cresciuto il potere che le aziende esercitano sulla nostra vita di cittadini digitali. La quantità di dati e metadati personali che trasferiamo ogni giorno su server di proprietà di aziende private ci rende sempre meno persone e sempre più target e segmenti di mercato.

Parallelamente anche la neutralità della Rete, uno dei valori cardine che le hanno permesso di crescere e prosperare fino a diventare il sistema operativo della nostra cultura, comincia a essere minacciata.

It has been sixteen years since our previous communication.

In that time the People of the Internet — you and me and all our friends of friends of friends, unto the last Kevin Bacon — have made the Internet an awesome place, filled with wonders and portents.

From the serious to the lolworthy to the wtf, we have up-ended titans, created heroes, and changed the most basic assumptions about How Things Work and Who We Are.

But now all the good work we've done together faces mortal dangers.

Weinberger e Searls esordiscono così, sedici anni dopo il primo manifesto, avvertendoci immediatamente che che tutto quanto di buono siamo riusciti a ottenere in questi sedici anni corre ora un pericolo mortale.

Ma di che pericolo di si tratta? La risposta arriva poco righe più sotto:

Now two more hordes threaten all that we have built for one another.

The Marauders understand the Internet all too well. They view it as theirs to plunder, extracting our data and money from it, thinking that we are the fools.

But most dangerous of all is the third horde: Us.

Due sono le minacce più urgenti a cui è necessario rispondere. E una delle due siamo noi stessi. Noi utenti di internet che sempre più di frequente perdiamo la nostra identità di individui per diventare massa indistinta a disposizione di chi vuole saccheggiare i nostri soldi e i nostri dati. Dimenticandoci che la Rete è stata costruita per non avere alcuno scopo se non quello di muovere pacchetti di dati, senza privilegiare alcun utilizzo in particolare.

The first among these is: Thy network shall move all packets closer to their destinations without favor or delay based on origin, source, content, or intent.

Quello che nel 1999 sembrava ormai dato per acquisito, la natura di bene comune che caratterizzava la Rete, oggi deve essere ribadito. Ribadire questo concetto, per Weinberger e Searls, signifca rimuoverne le incrostazioni che si sono formate sulla sua superficie. E ribadire cosa la Rete non è.

  • La rete non è contenuto:

A teenager's first poem, the blissful release of a long-kept secret, a fine sketch drawn by a palsied hand, a blog post in a regime that hates the sound of its people's voices — none of these people sat down to write content.

  • La rete non è un medium:

On the Net, we are the medium. We are the ones who move messages. We do so every time we post or retweet, send a link in an email, or post it on a social network.

  • La rete non è fatta di app:

In the Kingdom of Apps, we are users, not makers.

La Rete, vale la pena ripeterlo ancora una volta, non è nessuna di queste cose. La rete siamo noi, utenti connessi gli uni con gli altri da un'infrastruttura totalmente aperta che possiamo utilizzare, modificare e far crescere giorno dopo giorno.

Essere consapevoli di questo nostro ruolo, sfuggire alla pigrizia indotta da chi sa come mettere a profitto le nostre stesse esistenze, anche fuori dalle tradizionali relazioni di lavoro, e ridiventare parte attiva del sistema operativo della nostra cultura sono l'unico modo per garantirci un diritto attivo di cittadinanza digitale.

Perché oggi la Rete è la nostra cultura e se vogliamo davvero essere parte di essa dobbiamo rivendicare i nostri diritti adesso, prima che nuove enclosures ci chiudano fuori da quanto abbiamo creato e continuiamo, con le nostre stesse mani.

The Cluetrain Manifesto