Dopo l'attacco alla redazione parigina di Charlie Hebdo, in tutta Europa è allarme terrorismo. Ma cosa spinge un giovane ad arruolarsi nella Guerra Santa? Abbiamo provato a capirlo ed è stato un viaggio nell'orrore.

The Islamic State of Cats

Sembra che in molti se lo siano dimenticato, ma il commando di AQAP (Al Qaeda in Arabian Peninsula), la costola yemenita dell'organizzazione terroristica, era composto esclusivamente da cittadini francesi.

Avrebbero potuto essere nostri nipoti, figli o fratelli. Di certo erano ragazzi non molto dissimili da me. Amavano la musica rap, pompaare pesi in palestra e corteggiare le ragazze. La sola differenza tra me e loro è che Amedy Coulibaly e i fratelli Kouachi hanno trasformato la realtà nel loro personale scenario di Call of Duty.

Quando ho letto le loro storie mi sono chiesto cosa potesse spingere un giovane tanto vicino a me ad abbracciare una violenza così cieca e insensata. È nato così il mio bisogno di scoprirlo.

A guardarlo con occhi ingenui, con occhi di bambino, l'Alto Adige potrebbe sembrare un posto ancora incontaminato. Un luogo dove il tempo, se anche non si fosse fermato, di certo ha rallentato la sua corsa. Dove le facce scolpite nel legno dei contandini che impressionarono tanto Leni Riefensthal ci raccontano ancora di un luogo lontano dalla violenza del mondo, alieno alle cose brutte.

Eppure, da qualche tempo, quel mondo cupo e brutale ha preso a camminare per i sentieri di queste montagne. Come altre regioni d'Italia, anche l'Alto Adige è diventato una delle rotte del terrorismo globale. Di qui sono passati ragazzi e uomini che si sono addestrati nei campi in Yemen, per finire a combattere tra le rovine delle città siriane o nel nord dell'Iraq, sotto il vessillo dell'ISIS, di Al Qaeda o di qualche altra formazione islamista.

Questa è la storia di uno di loro. La storia di un ragazzo normale che un giorno ha deciso di partire, imbracciare un fucile e immolare la propria vita sull'altare del jihadismo mondiale.

Non sappiamo se sia ancora vivo. Da mesi ormai si sono perse le sue tracce.

Questa è, almeno fino a oggi, la sua storia, ricostruita grazie al suo profilo Twitter. Perché Mitzi, questo il nome del ragazzo, come tanti altri suoi coetanei, impazziva per i social network. Li usava per raccontare la propria vita e i propri pensieri. Ed è da qui che siamo voluti partire per provare a ricostruire questa vicenda.

La Jihad di Mitzi

Per un giovane musulmano crescito ai margini del benessere occidentale abbeverarsi alla fonte dell'Islam radicale è una forma di ribellione. Mitzi era un ragazzo come molti altri, arrabbiato per le ingiustizie che vedeva accedere intorno a lui, ma con pochi strumenti per capire e dare un senso a quanto lo circondava. La propaganda dei gruppi estremisti ha gioco facile, in queste situazioni, perché offre soluzioni semplici, che annichiliscono la complessità del mondo. I reclutatori dell'ISIS conoscono bene queste situazioni e sanno su quali tasti battere per fare breccia nei cuori e nelle menti dei giovani musulmani arrabbiati.

E così ha inizio l'addestramento di un soldato dello Stato Islamico: dalle stanze di una moschea alle palestre. Pesi ed esercizi fisici sono gli strumenti con cui si costruisce la supremazia sui campi di battaglia. Mitzi ha sempre amato prendersi cura del proprio fisico e la palestra è sempre stato uno dei suoi posti preferiti. Perciò non ha trovato alcuna difficoltà ad affrontare il duro regime di allenamento previsto nei campi di addestramento dell'ISIS.

Accanto all'esercizio fisico, l'addestramento prevede uno studio approfondito di armi ed equipaggiamenti. Qui Mitzi fa pratica con un fucile Styer e delle granate insieme al suo addestratore. Conoscere alla perfezioni armi ed equipaggiamento può fare la differenza, sul campo di battaglia.

Anche l'osservanza dei precetti religiosi è una componente fondamentale del training dei miliziani di Daesh. Prima della preghiera quotidiana ogni buon musulmano è obbligato ad affettuare una serie di abluzioni rituali, per purificarsi. Mitzi non fa eccezione, perché la fortezza del corpo non ha fondamenta solide, se anche l'anima non è forte altrettanto.

Anche il più feroce tra i jihadisti ha bisogno di un momento di relax durante l'addestramento. Il corretto equilibrio tra lavoro e riposo è fondamentale per evitare che le reclute perdano il loro entusiasmo durante l'addetramento e arrivino motivate al battesimo del fuoco. Qui Mitzi e un suo commilitone si godono un caldo e languido tramonto mediorientale. Sarà uno degli ultimi che potranno godersi prima di entrare in azione.

Il giorno della partenza per il teatro delle operazioni è sempre un giorno teso e caotico. Bisogna controllare che armi ed equipaggiamento siano a posto. È importante non scordarsi nulla, quando si è costretti a rimanere in combattimento per molti mesi un paio di calzini puliti in più o in meno possono fare davvero la differenza. Per questo motivo Mitzi controlla e ricontrolla più e più volte i suoi zaini e i suoi fucili. Nulla può essere lasciato al caso.

Quando si è in azione si può contare solo su se stessi e sui propri commilitoni. La guerra riforza e rinsalda questo genere di legami. Chi condivide, insieme a te sul terreno, il tiro nemico e il battesimo del fuoco diventa molto più di un commilitone. Diventa un fratello di sangue e di ferro. Qualcuno che ti coprirà sempre le spalle, costi quello che costi. Un legame che neppure la morte potra mai sciogliere.

Dopo aver fatto esperienza sui campi di battaglia Mitzi si è guadagnato il suo nome di battaglia. ODa oggi tutti lo conosceranno con l'appellativo di "Meowjaeddin" e i suoi superiori sono fieri della sua abnegazione e del suo coraggio. Per questo motivo è stato scelto e dovrà affrontare una missione segreta di grande importanza strategica per il corso della battaglia.

Mitzi prima di partire per la sua missione. Si tratta di un'incursione notturna dietro le linee nemiche. La tuta nera lo aiuterà a mimetizzarsi e a passare inosservato tra le difese avversarie.

La missione è stata un successo, ma i costi sono stati altissimi. Due dei commilitoni di Mitzi sono stati uccisi e lui stesso ha riportato gravi ferite durante la fuga. In questa foto lo vediamo dopo aver lasciato l'ospedale da campo. Da questo punto in avanti il feed Twitter di Mitzi smette di funzionare. Di lui, da quel momento, non si hanno più notizie.

Post Scriptum

Questo racconto è frutto di un lavoro di finzione, ma i tweet incorporati nel post sono veri e provengono dall'account Twitter @ISILCats, l'ennesima dimostrazione che realmenteThe Internet is made of cats

@ISILCats è un profilo controllato dai responsabili della comunicazione dello Stato Islamico, che ha dimostrato più volte grandi capacità nel controllare i più moderni mezzi di comunicazione. @ISILCats usa il topos internettiano dei LOLcats per scopi propagandistici. L'account al momento pare inattivo, ma è molto interessante dargli lo stesso uno sguardo per rendersi conto di come questo gruppo di estremisti abbia interiorizzato anche i linguaggi che sentiamo più vicini a noi, dimostrando di conoscere molto bene la nostra antropologia.

A chi fosse interessato ad approfondire il discorso sulle strategie di comunicazione dell'ISIS consiglio le seguenti letture:

ISIS Fighters and Their Friends are Total Social Media Pros

How ISIS games Twitter

Il canto dell'ISIS

La cyber-strategia dell'Isis (e come combatterla)

The Isis propaganda war: a hi-tech media jihad