Marvel's Agent of S.H.I.E.L.D. S01 o di come nasce un universo

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Alcune delle riflessioni contenute in questo post, in particolare quelle sullo sguardo da Agenti, le devo all'amico Giacomo Bencistà che ringrazio per le chiacchere e il confronto.

L'Omniverso è l'insieme di tutti i possibili Multiversi, ovvero di tutte le realtà parallele con le loro fisiche, le loro antropologie, le loro giurisprudenze, le loro tecnologie, le semiotiche e le sociologie, le mitologie e le cosmogonie. L'Omniverso è il contenitore universale di tutte le storie create in qualsiasi opera dell'ingegno umano.

Libri, film, serie tv, fumetti, videogames, giochi di ruolo e il contenuto di ogni altra forma espressiva sono la sostanza gassosa che fa espandere l'Omniverso nella nostra galassia.

Ognuna di queste opere è variamente indentificata da diversi tratti: epoche, geografie, eventi storici, autori, produttori, editori. Intorno a ognuno di questi formanti può nascere un Multiverso e, a volte, questi si comportano come sottoinsiemi gli uni degli altri.

Non è necessario essere un esperto di fumetti per conoscere il nome Marvel. Alla casa editrice nata nel 1961 dal sodalizio artistico e professionale tra Stan Lee e Jack Kirby. che oggi è solo una tra le tante articolazioni di una vera e propria corazzata dell'entertaiment, si devono alcuni dei Multiversi e degli universi narrativi più amati.

Un Omniverso è l'insieme di tutte le storie possibili in ogni realtà parallela

Ma come si crea un universo narrativo? Come si dà vita a una realtà parallela le cui parti nascono, crescono e si sviluppano in un'autonomia coerente e interconnessa?

Il 24 settembre del 2013 il network americano ABC ha mandato in onda la prima puntata di Marvel's Agent of S.H.I.E.L.D., una serie tv ideata e scritta da Joss Whedon (Buffy L'ammazzavampiri), Jed Whedon (Spartacus, The Avengers), Maurissa Tanchaerone (Dollhaus) e Jeffry Bell (The X-Files). La serie ha come protagonista l'agente Coulson dello S.H.I.E.L.D. (Strategic Homeland Intervention, Enforcement and Logistics Division) ovvero un'agenzia segreta di spionaggio nata nei fumetti Marvel, fondata e diretta del colonnello Nick Fury.

Il personaggio di Phil Coulson (interpretato dall'attore Clark Gregg) è apparso in quasi tutti i film che la Marvel ha dedicato ai Vendicatori. Finché, nel crossover che riunisce Hulk, Iron Man, Capitan America e Thor, non è stato ucciso da Loki il fratello malvagio del biondo dio del tuono.

O almeno questo è quello che sembrava. Coulson infatti riappare nella serie accompagnato dall'alone di mistero che avvolge la sua miracolosa guarigione e la convalescenza trascorsa sulle spiagge di Thaiti, "a magical place" come egli stesso ama ripetere praticamente a chiunque.

Dunque le vicende raccontate in Agents of S.H.I.E.L.D. si collocano immediatamente dopo i fatti narrati in The Avengers, che culminano con la battaglia contro la razza aliena dei Chitauri in cui la città di New York viene quasi completamente distrutta.

Purtroppo, anche se è stata sventata, l'invasione dei Chitauri ha lasciato dietro la sua scia un mondo meno sicuro delle proprie certezze, che si è scoperto vulnerabile e spaventato.

A Coulson e alla sua squadra di agenti spetterà il compito di proteggere l'umanità da tutte le minacce vecchie e nuove che hanno (ri)trovato linfa vitale dopo la devastante invasione aliena che ha messo in ginocchio la città simbolo dell'America.

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Lo spoiler può tranquillamente finire qui e a parte qualche altro sporadico accenno alla trama della serie potrete continuare a leggere il post senza rischiare di rovinarvi la visione. Della qual cosa dovreste ringraziarmi, perché Agents of S.H.I.E.L.D. è un prodotto scritto benissimo che cattura lo spettatore nella sua trama legandolo a doppio filo alla vicenda e all'evoluzione psicologica dei suoi personaggi.

La cosa più interessante è il modo in cui le vicende raccontate da Whedon e dal suo team di sceneggiatori s'inseriscono nella produzione filmica della Marvel. Infatti se avete seguito in questi anni il filone di film dedicati ai Vendicatori vi sarete accorti che lo S.H.I.E.L.D. funziona da filo conduttore, legando ogni episodio.

Non abbiamo problemi ad accettare la coerenza di un Nick Fury nero perché appartiene a un Multiverso a sé stante

L'organizzazione diretta da Nick Fury e l'agente Coulson appaiono e hanno un ruolo in ognuno dei film e allo stesso tempo tratteggiano un pattern che unisce e tiene insieme tutte le vicende. Il personaggio di Occhio di Falco, ad esempio, appare per la prima volta mentre difende un'installazione dello S.H.I.E.L.D. nel primo film della serie dedicata a Thor, per poi ritagliarsi un posto da protagonista in The Avengers.

La rete che si crea tra un film e l'altro e tra i film e la serie è l'ordito sul quale - attraverso incroci, rimandi e innesti - viene costruito l'universo narrativo in cui tutti i personaggi agiscono. Siamo di fronte perciò a un Multiverso Marvel tutto nuovo legato alla produzione audiovisiva di questi ultimi anni.

Per questo motivo non abbiamo alcuna difficoltà ad accettare che nei film e nella serie Nick Fury sia interpretato da Samuel L. Jackson, mentre nei fumetti è un bianco: ci troviamo in un Multiverso differente, non c'è nulla di strano.

Fitz Simmons

La caratteristica che rende la serie fondamentale nel tratteggiare il Multiverso di cui fa parte è quella di introdurre uno scarto nello sguardo con cui guardiamo a questo particolare universo, rispetto al punto di vista a cui i film ci avevano abituato. I lungometraggi ci portano vicinissimi all'universo dei "giganti", quei supereroi che si caricano sulle spalle e sulla pelle la responsabilità dell'umanità intera.

Hulk, Iron Man, Capitan America, Thor, Occhio di Falco, La Vedova Nera e lo stesso Nick Fury sono oltreuomini con uno sguardo che corre su distanze talmente vaste che nessun occhio umano potrà mai sperare di eguagliarlo; non importa se queste distanze sono quelle ipertecnologizzate dell'uomo di ferro o quelle umanissime del gigante verde e del super soldato, quelle siderali e dimensionali del dio del tuono o quelle top secret degli agenti segreti.

Di fronte a loro noi non siamo altro che le particelle insignificanti del pulviscolo che si deposita sulla superfice di questo universo. Particelle a cui è stato però concesso il privilegio di poter assistere da un punto di vista sicuro e privo di rischio ai destini del mondo di cui facciamo parte e in questo modo di partecipare a essi come il tifoso partecipa alle vittorie della sua squadra del cuore.

Agents of S.H.I.E.L.D. s'intreccia con queste vicende ricalibrando il punto di vista che ci spetta su questo Multiverso, reintroducendo in esso la distanza e quindi il pericolo. I giganti tornano a essere tali e la prospettiva si fa più umana, ancora privilegiata ma non più al sicuro e al riparo dagli scontri e dalle lotte.

Agent of S.H.I.E.L.D. ricalibra il nostro sguardo sull'universo dei Vendicatori ad altezze umane

Agli agenti infatti spetta il compito di ripulire i cocci e le macerie che i giganti lasciano alle loro spalle. A loro spetta il compito di restituire al mondo le sue certezze perdute. Un compito non facile perché gli agenti non hanno alcun privilegio sul mondo e, anche se partono da una posizione che dà loro accesso a conoscenze non alla portata di tutti, il loro sguardo è lacunoso, pieno di buchi neri e costellato di segreti. In definitiva quello degli agenti è uno sguardo umano, tanto più affamato di conoscenza quante più sono le domande che gli vengono poste.

Non è un caso che tutti i protagonisti della serie siano ossesionati dalla ricerca della conoscenza o tormentati da un segreto che non sanno spiegare, o da entrambi. La scrittura di Whedon e soci restituisce in modo preciso questa dialettica usando mirabilmente il più classico degli strumenti della serialità: il cliffhanger.

Agents of S.H.I.E.L.D. procede per sospensioni, creando segreti e ribaltando le nostre conoscenze in una struttura in cui i personaggi evolvono la propri psicologia ogni volta che si confrontano con le conseguenze della loro tensione a far ripartire le cose, svelare i segreti, riempire i buchi e le lacune che li (ci) accompagnano.

È assistendo a questa connessione tra l'infinitamente e prepotentemente grande con l'immensamente e fragilmente piccolo che assistiamo alla nascita di un universo. Un big bang narrativo in cui siamo trascinati e sballottati - in lungo e in largo tra lo sguardo degli dei e il terrore degli umani - dalle correnti di energia liberate dall'esplosione.

Nel Multiverso audiovisivo che ruota intorno ai Vendicatori lo spettatore sperimenta una polifonia di sguardi che lo trasforma in energia cosmica. Elemento imprescindibile che lega tra loro le diverse fasi della creazione.

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