L'anno che si avvia a conclusione è stato segnato, nell'ambito dei social network, dall'avvento e dalla crescente importanza di quelli che possiamo definire visual social media

Con questa espressione non si indicano soltanto quei servizi fortemente incentrati sulla possibilità di produrre, editare, raccogliere e condividere immagini, ma anche il peso sempre maggiore che i contenuti visivi (foto e immagini su tutti) hanno cominciato ad avere su tutti i social network, specialmente per quanto riguarda l'interazione degli utenti.

In questo panorama, Pinterest, insieme ad Instagram, è stato senza dubbio uno dei player capace di attirare con maggiore convinzione l'attenzione del pubblico. Anche se al momento il servizio attraversa una fase interlocutoria, il numero di utenti registrati resta comunque altissimo e degno di nota.

Pinterest permette di archiviare, organizzare e condividere immagini trovate in rete o caricate personalmente in una serie di bacheche tematiche. In un post pubblicato qualche mese fa, @platipuszen paragonava Pinterest all'atlante di Mnemosyne la ciclopica opera di mappatura della cultura visiva occidentale iniziata nel 1928 dal tedesco Aby Warburg storico dell'arte e della cultura.

Questa suggestione è stata raccolta efficacemente dai redattori del blog il lavoro culturale, di cui anche io faccio parte, e i risultati si possono osservare nell'omonima pagina Pinterest.

L'idea messa qui in campo è quella di creare delle board con cui da una parte rendere disponibili anche su questa piattaforma i contenuti del blog (infatti ad ogni pin di Pinterest può essere associato un url che di fatto rende ogni immagine un "portale" verso altri contenuti) e dall'altra creare accostamenti tra le immagini capaci di generare delle differenze di potenziale in grado di stimolare collegamenti e nuovi sensi (operazione questa che vista l'impossibilità di organizzare le singole pin all'interno di una board, resta difficile, ma non impossibile).

Le board sul film Diaz, sull'iconologia della Lega Nord e quella sul volume Sguardi Incrociati sono gli esempi più compiuti di questo sforzo. In questo caso, oltre a permettere un lavoro sulle immagini e sui rapporti che intercorrono tra esse, Pinterst si presta a essere un modo per rimediare i contenuti di un blog rendendoli fruibili in un medium nuovo e creando in esso una significazione di secondo livello.

Spostandoci da un prodotto editoriale a un editore ci imbattiamo in un esempio interessante dell'uso che si può fare di Pinterest per arricchire l'esperienza dell'utente e stimolarne il coinvolgimento in un'ottica di fidelizzazione della clientela.

Il caso in questione riguarda la pagina di Einaudi Editore, brand attentissimo ai social media e pioniere di Twitter. Oltre alle utili board sulle nuove uscite, organizzate settimanalmente, Einaudi dedica una serie di board a dei singoli libri. S tratta di un'operazione davvero interessante perché anch in questo caso la piattaforma viene utilizzata in un'ottica di rimediazione che contribuisce ad ampliare l'universo narrativo del libro.

Le immagini vengono qui infatti ad affiancare la scrittura aprendola alla dimensione visiva. L'esperienza del lettore diviene così più completa e ricca. Anche in questo caso la possibilità offerta da Pinterest di sfruttare una significazione di secondo livello rappresenta uno degli aspetti più importanti, dando la possibilità di trasformare ogni immagine in una "porta".

Concludendo, Pinterest, per le sue caratteristiche si presta bene sia per dare vita a esperimenti di significazione basati sull'esperienza visiva sia per diventare un veicolo di traffico verso il proprio sito o verso altri siti in grado di ampliare l'esperienza dell'utente.