Qualche argomento per spiegare che la frase "la scienza non è democratica" non ha nulla di eroico e applaudirla a scena aperta rischia di aprire una deriva pericolosa.

Esplosione atomica

Il Post Flashes è la sezione del noto quotidiano online che si occupa delle stramberie dell'internet. Notiziole croccanti, di rapido consumo, trovate scartabellando qua e la tra blog e social network. Una sorta di Colonna di Destra amputata dalla home page.

Che è una soluzione tutto sommato abbastanza elegante per fare quello che non piace a nessuno ma è necessario per portare a casa la pagnotta. Generare un sacco di clic con contenuto di puro infotainment.

Di tutto questo io sarei ignaro, se non fosse che nella giornata di ieri un post pubblicato sulla pagina Facebook de Il Post Flashes ha cominciato a spuntarmi in bacheca, condiviso da più di qualche amico.

Il post in questione è il seguente:

Riporta un commento apparso sulla pagina Facebook Roberto Burioni, Medico. Che è, per chi non la conoscesse, una pagina di debunking in cui il dott. Burioni -medico, virologo e microbiologo - si occupa di fare divulgazione sul tema dei vaccini.

Nel commento - glorificato da ben 2100 mi piace, come specifica la breve de Il Post Flashes - Burioni spiega di non accettare commenti sulla sua pagina "perché la scienza non è democratica".

E qui mi si chiude un filo la vena. Perché il tono generale con cui l'affermazione è stata accolta lo riassume perfettamente il post con cui Il Post Flashes lancia su Facebook la sua breve: un laconico quanto trionfante "eroe".

Ma anche no.

Il diritto di non essere democratici

Siccome dell'argomento ho già discusso abbondantemente su Facebook, parto da una premessa: ognuno di noi ha il diritto di non essere democratico. Specialmente su internet.

Un esempio è Giap, il blog dei Wu Ming. Giap non è democratico, lì dentro vale il metodo Saint Just. Ovvero ci sono delle regole per il dibattito, o ti ci attieni o vieni bannato. E non c'è nulla di male in questo.

Lo ripeto a scanso di equivoci: su internet ognuno di noi ha il diritto di non essere democratico.

Perciò se Burioni voleva intendere che sulla sua pagina lui fa quel cazzo che vuole e cancella tutti i commenti era liberissimo di farlo, però sarebbe stato meglio se avesse scritto "io non sono democratico". Forse prendeva qualche like in meno, ma evitava di dire una scemenza.

Esplosione atomica 2

Si potrebbe anche discutere se un social network con un miliardo di utenti sia il posto giusto per fare divulgazione scientifica senza volersi aprire al possibile dibattito.

Secondo me no, visto che la possibilità del dibattito è incorporata nell'esperienza utente di Facebook.

L'errore di Burioni è doppio: attribuisce alla scienza il suo legittimo non voler essere democratico e lo fa come conseguenza di un proprio errore di valutazione.

Nulla di grave, in fondo Burioni non è un comunicatore. Ma allora avrebbe dovuto lasciare questo mestiere a chi lo sa fare, perché la comunicazione è una scienza e in quanto tale non è democratica.

Fatal error.

La soppressione del dibattito e la creazione di un dogma di fede è il punto a cui si arriva portando alle estreme conseguenze l'idea che la scienza non sia democratica.

E arrivati a questo punto, cosa succede?

Non è debunking, ma un pregiudizio di conferma

Succede che involontariamente Burioni ha "esposto la propria filosofia della comunicazione della scienza e la propria visione del rapporto tra scienza e società", come fa notare Antonio Scalari su Valigia Blu, in un articolo intitolato La scienza non si comunica a suon di schiaffi.

Negando il dibattito, Burioni adotta una forma di comunicazione scientifica che non è disposta a difendere la propria veridicità proprio con quelli che dovrebbero essere i suoi primi interlocutori: i dubbiosi e gli scettici.

Gente fastidiosa e irritante, siamo d'accordo, ma è a loro che un debunker dovrebbe provare a parlare, se l'obiettivo del suo lavoro è quello di diffondere una conoscenza veridica e basata sui fatti.

Rifiutando il confronto in questi termini, Burioni dimostra di volersi rivolgere solo a chi ha già un opinione precisa in merito, coincidente con la sua. In questo modo il suo lavoro non fa altro che rafforzare un pregiudizio di conferma, polarizzando il dibattito dentro una camera dell'eco.

La democrazia è una pigna in culo, ma è necessaria

E da dentro una camera dell'eco è abbastanza facile finire a pensare che la democrazia sia solo una fastidiosa pigna nel culo.

Perché dover negoziare le proprie verità con una massa di interlocutori fortemente polarizzati e sostanzialmente incapaci di ascoltare costa tempo, fatica e, spesso, non serve a niente.

Ma la democrazia è una pigna in culo necessaria.

Perché se si sottrae al controllo democratico, ogni Potere rischia di diventare totalitario. E una scienza totalitaria, perché anche la scienza è un Potere, è qualcosa che vorremo evitare di vedere ancora.

Esplosione atomica 3

Il punto della questione sta proprio qui.

Troppo spesso in questi anni ho sentito gente "insospettabile" lamentarsi della democrazia quando le cose non vanno come piace a loro.

Berlusconi vince le elezioni? Vincoliamo il diritto di voto a un esame di intelligenza.

I vecchi hanno votato in massa Brexit? Dimezziamo il valore del loro voto, non possono decidere sul nostro futuro.

I giovani hanno votato No al Referendum? Non facciamoli votare perché non si informano.

Gli antivaccinisti contestano i vaccini? Obliteriamoli dal dibattito perché non sanno di cosa parlano.

La democrazia può essere estenuante, è vero. È pure imperfetta, piena di storture e di problemi, ma è l'unica forma di governo che sia stata in grado di garantire un labile equilibrio tra i Poteri e tra le classi.

Perché la nostra è una società in cui le divisioni di classe hanno ancora un peso nel definire i rapporti di potere.

Autorappresentarsi come parte della classe (dis)agiata a cui saranno riconosciuti i diritti democratici in base a un qualche merito non meglio definito significa non aver presente il banale dato di fatto che non siamo noi ad aver il potere decisionale.

Perciò, in un mondo che comunica con micorporzioni di informazioni infinitamente replicabili e che agiscono decontestualizzate, questa tendenza a sminuire la democrazia e i suoi processi mi pare possa avere solo esiti indesiderabili.

L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno oggi è un meme che ci dica che la scienza ha il diritto di non essere democratica.